Quell'infinità di luci che irradiano ogni angolo della città dall'alto di una torre maestosa nella sua lineare eleganza. Ferro e gradini che si fondono in un amplesso tanto possente quanto armonico di suggestive forme. E gli occhi che per un attimo ritornano al candore dell'età dell'innocenza e dello stupore, esattamente nel momento in cui incontrano la potenza visionaria di quel tesoro dell'età moderna che almeno una volta nella vita va ammirato.
Il quartiere latino e il suo piacevole frastuono di voci, risate, gioia, spensieratezza. I suoi ristoranti, le loro specialità: un microcosmo che si snoda seguendo le precise traiettorie di vie in cui immergersi è un attimo. Il mondo racchiuso lì, a portata di mano. La Senna e il suo percorso nobile e pacato; ed ecco che si annulla qualsiasi suono, qualsiasi contatto con il mondo. Passo dopo passo. Tu, il fiume, i tuoi pensieri che vagano là dove la forza dell'immaginazione non aveva mai pensato di poter arrivare, lo sguardo che si perde nella suggestività di un paesaggio unico nel suo genere. Il Louvre, il centro Pompidou e l'inafferrabile ed eterea energia delle loro opere che, tra passato e futuro, offrono uno spettacolo di Storia e Arte. L'abilità dell'Uomo, la sua sensibilità e la sua capacità di catturare l'esterno in veri e propri tesori da custodire. Ma spesso in una città così, perdersi nei meandri di un museo è quasi superfluo. Allora che siano la testa e il cuore a vagare liberi: fuori. Tra gli eleganti marciapiedi degli Champs-E'lysèes, scrutando la fine del viale dove si erge nel suo splendore l'arco di trionfo. Luci, odori, sensazioni difficili da dimenticare. L'immensa scalinata che con immensa regalità ti accompagna dolcemente verso la culla dell'estro, dove ogni linea è volto, paesaggio, ricordo. Montmartre con i suoi custodi della pittura, con i suoi disegni e quel fare smarrito di turisti che si lasciano guidare dalla delicata gestualità di chi vive per raccontare su una tela la sua prospettiva del mondo.
Tanto banale quanto essenziale, non potrà mancare una dolce sosta da Ladurèe. Perchè ammettiamolo, due macarons che si vanno ad amalgamare con quell'atmosfera idilliaca che solo lì si respira, hanno tutto un altro sapore. Il delicato risveglio mattutino, tra l'aria frizzantina di una città che non dorme mai e lo sfizioso odore di quel pane appena sfornato frutto del lavoro di chi ci sa fare. Le parigine, il loro nasino all'insù e quella gestualità tanto delicata quanto sensuale di chi ha fatto dell'elegante sobrietà il suo marchio di fabbrica. Un incanto. Un incanto loro e quell'erre moscia capace di incarnare il tracotante fascino che difficilmente riesce ad essere racchiuso entro i limiti di un corpo. Il sole che crea punti luce impercettibili e comprensibili solo dal cuore, il cuore di chi lì l'ha lasciato. La notte che dona il suo alone di imprevedibile mistero ad un posto che si è fatto incarnazione della magia. Un bacio, tanti sorrisi, sguardi complici. Romanticismo che si erge in palazzi dal sapore antico e in coppie sognanti che hanno deciso che sarebbe stata Lei la madrina del loro amore.
Sentire la mancanza di una città in cui non hai mai vissuto ma che hai fatto tua in ogni sua strada, in ogni suo odore, in ogni suo particolare.
Giuro che a Parigi ci torno.










